Antani, blinda la supercazzola prematurata con doppio scappellamento a destra?

Quando il pesce azzurro disprezza il pesce d’acqua dolce per poi saltare nell’acquario dei pesci rossi, non è un bel segnale. Il capo sardina Matteo Santori, con il suo faccione giulivo che mette in crisi la non scientificità della fisiognomica, si candida nel PD alle amministrative a Bologna. Non riesco a immaginare il Lombroso in che categoria lo avrebbe piazzato, ma la sua bocca spalancata, il suo sguardo attento e vigile come un falco pellegrino e soddisfatto di non avere la più pallida idea di non averne una, sembra essere il volto simbolo del partito che lo ha candidato. Ancora riecheggiano gli acquisti di appartamenti all’insaputa di politici del passato che un giovanotto, con la chioma modello Ovosodo, dopo aver proposto nientepopodimeno che un innovativo stadio per il frisbee e sbertucciato lo stesso Partito Democratico definendolo “partito tossico”, ha deciso però di autointossicarsi mostrando sui social quell’aria di uno che passava di lì per caso, ma eccitata come quella di un Di Maio qualunque dopo aver abolito la povertà. Dove sono i branchi di pesciolini argentei che perculavano Salvini? Che fine hanno fatto gli impulsi apolitici e apartitici dei suoi pesci di paranza che girovagavano nelle piazze italiane al grido: “Non abbocchiamo all’amo del Capitano!”? Il fatto è che non hanno abboccato all’amo di Salvini, ma hanno abboccato a quello del loro capitano Santori, che nel 2020 diceva: «Quello che noi portiamo è una poesia fondamentalmente non scritta ma visuale, concettuale, che è un po’ quello che ci appartiene come Sardine. Cioè spiegare la realtà attraverso dei paradigmi diversi che non vengono sempre capiti, non passano ma che in qualche modo potrebbe essere una chiave comunicativa molto utile per il futuro. Ed è bellissimo». Certo che abboccare a una supercazzola simile è roba seria. Neanche un genio come Nichi Vendola nel pieno del suo periodo psichedelico è riuscito a coniare simili idee sulla sbiriguda della sbrinzellona come se fosse antani del grande Conte Mascetti. Non riesco a immaginare il ghigno di Salvini dopo la candidatura di Santori, ma penso a quello sbigottito di alcune migliaia di pescetti adolescenti o pseudo tali, orfani del capo branco, ormai inghiottito dalla sua stessa ambizione, tutti finiti nel banco dei surgelati alla sezione: “Piccoli tagli per zuppa di pesce”.

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Michele Morandi nasce a Napoli nel 1964. Dal 1990 vive a Torino dove svolge la professione di Medico Igienista. Il suo indissolubile legame con Napoli, così come la cultura degli anni ’70, hanno fortemente influenzato la sua azione creativa. La trasposizione di immagini e vissuti del passato sono sempre diretti a un’interpretazione della realtà corrente. Nel 2013 pubblica per la Hever editrice L’uomo che non esiste. Il volume è stato presentato a Napoli presso la Saletta Rossa della Libreria Guida e a Torino al Salone Internazionale del Libro di quell’anno. Nel 2015 pubblica sempre per la Hever editrice Il teorema della memoria, presentato a Torino in anteprima presso il Salone Internazionale del Libro e a Napoli presso il Palazzo delle Arti. Nel 2019 pubblica per L’Erudita del Gruppo Giulio Perrone Editore Segui la marea. E’ autore del blog Il buco nelle nuvole, una pagina che oltrepassa la cortina nebbiosa del politically correct e del pensiero unico oggi imperante nel giornalismo e nella politica.

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