Assisto al monologo di Gherardo Colombo, durante la trasmissione su RAI 3 “Stati Generali” condotta dalla Dandini. La regina del luogocomunismo su tacco 12, come definita da Aldo Grasso, ha brillato di quella luce tipica degli assertivi televisivi, come Fazio di fronte al vuoto cosmico della sua retorica. L’ex magistrato sembrava un pesce fuor d’acqua mentre con il suo sguardo fisso verso l’alto leggeva impacciato il testo che scorreva sul gobbo di fronte a lui. Ipotizzando, con un’ironia basica, un “paese immaginario” dove il finanziere chiude un occhio con la mazzetta, la casalinga paga in nero l’idraulico e la mafia si infiltra ovunque, sperava forse di suscitare indignazione con una noiosa retorica da sermone evangelico. Inutile commentare il contenuto della sua “performance” se non per il fatto che egli, dopo aver scelto di arruolarsi nel PD, non si sia ad esempio ancora posto il problema di moralizzarlo, prima ancora di indignarsi per l’anti-etica del popolo italiano. Così come è inutile sottolineare che è sempre più facile manifestare idee audaci che capire le cose e comportarsi di conseguenza e per “capire” non intendo certo giustificare. Ciò che strideva di più, a parte il gusto vagamente bohémien della sua erre moscia, era però l’atteggiamento della Dandini. Alla fine della lettura sembrava un cagnolino festante dopo il biscottino somministrato dal padrone. Almeno il cucciolo può vantarsi di aver guadagnato qualcosa con la sua piaggeria. La Serena di RAI 3 invece sembrava accontentarsi di sopravvivere con la sua rendita dell’essere di sinistra. Un tempo le bastava spendere due paroline faziose contro tizio o a favore di caio per guadagnarsi la levatura morale di intellettuale giusta. Oggi l’indignazione promulgata a mezzo satira è talmente prevedibile da apparire così finto-barocca da far impallidire il gusto dell’arredamento delle case dei boss di Gomorra. La suddivisione del mondo in quasi tutti disonesti e onesti solo Dandini, Fazio, Saviano, Colombo, Guzzanti e pochi altri purché di sinistra, non sembra bastare più per convincere i telespettatori che per essere giusti si debba necessariamente votare PD. Ma il culmine del momento televisivo è stata la loro lezioncina su cosa si intende oggi con il termine libertà e cosa dovrebbe essere, secondo loro, la vera libertà.
«Adesso si parla tanto di libertà e noi in qualche modo intendiamo la libertà di parlare, libertà di dire quello che ci pare e anche di insultare perché magari vogliamo trattare male qualcuno perché vogliamo essere liberi. Invece tu dici che la vera libertà è quella di seguire le regole. Sembra una contraddizione di questi tempi, come ce la spieghi?» ha domandato la Dandini con atteggiamento teatrale al suo ospite. Colombo, dopo una pausa di un istante, ha risposto: «…noi (?) confondiamo la libertà con l’onnipotenza. Libertà vuol dire anche farsi carico, prendersi cura della libertà degli altri», come magari la libertà di quelli arrestati durante Tangentopoli dal suo pool solo per indurli a confessare spesso reati mai commessi o denunciare altri per reati mai conosciuti. A proposito, il giornalista del Corriere della Sera Marco de Marco in un suo articolo di qualche tempo fa scrisse a proposito di libertà e regole: «Le libere opinioni non sono come i cani, che puoi richiamare con un fischio» o anche no dottor Colombo?