Freddy Mercury asteriscato

No wrong no right

Im gonna tell you theres no black and no white

No blood no stain

All we need is one world wide vision

One flesh one bone

One true religion

One race one hope

One real decision

Niente di sbagliato, niente di giusto

Ti dirò che non c’è nero e non c’è bianco

Niente sangue, niente vergogna

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è una visione totale

Questo è ciò che cantava Freddy Mercury in One vision, ma inutilmente. Lui sì che aveva vissuto da giovane sconosciuto, prima del successo, lo stigma del “diverso” per provenienza, colore della pelle e orientamento sessuale, ma nonostante tutto ha capito che ciò che conta non è includere o escludere, ma capire la realtà nel suo insieme. Ed ecco fulgidi esempi di incomprensione e visione microscopica del reale:

Qui a Torino un noto Liceo classico inventa questa misura di “inclusione” di fatto escludendo nella comunicazione i generi. In breve, nei documenti ufficiali non utilizzerà più sostantivi e aggettivi connotati, ma l’asterisco, quindi non più “studente”, ma “student*”, non “iscritti”, ma “iscritt*”, non “ragazzi” ma “ragazz*.

https://www.lastampa.it/torino/2021/11/19/news/rivoluzione_al_cavour_d_ora_in_poi_nelle_comunicazioni_si_usera_l_asterisco_invece_che_femminile_e_maschile-464815/

Nella civilissima Norvegia il servizio postale nazionale, Posten, immagina un Babbo Natale gay in compagnia di un amante/marito.

https://www.ilgiornale.it/news/politica/se-anche-babbo-natale-deve-diventare-gay-1992098.html

Premesso che le lingue del mondo per poter svolgere il proprio ruolo sono conformate il più possibile alle esigenze reali e cercare di forzarle continuamente attribuendo ad esse colpe che non hanno è paradossale. Inoltre, a meno che dai sette, otto anni in poi non mi sia sbagliato nel non credere più  a Babbo Natale, Santa Claus, Père Noël, Weihnachtsmann che voglia dirsi, mi risulta che quest’ultimo sia un simbolo per tutti i bambini del mondo i quali non credo abbiano un grande interesse per la posizione gender del proprio beniamino.

Tornando a Freddy Mercury, Brian May il grande chitarrista dei Queen, si è espresso sulla questione. Gli organizzatori dei prestigiosi premi musicali, Brit Awards, hanno annunciato che dal 2022 faranno a meno delle categorie di genere nel consegnare i riconoscimenti ai migliori artisti. L’obiettivo, hanno spiegato, è rendere «lo show più inclusivo». May ha risposto che Freddy Mercury «Era un musicista, un amico, un fratello. Veniva da Zanzibar, non era inglese e nemmeno bianco, ma non importava a nessuno, non ne abbiamo neanche parlato. Non ci siamo mai chiesti se fosse il caso lavorare con lui, se avesse il giusto colore della pelle o la giusta tendenza sessuale. Non è mai successo e il fatto che oggi si debba pensare a tutto questo mi spaventa» aggiungendo che oggi i Queen non avrebbero potuto vincere un Brit Award perché non rispettosi degli attuali criteri di diversità: «Saremmo stati costretti ad avere nella band persone di colore diverso, sessualità diverse, una persona trans. Ma la vita non è così. Possiamo essere separati e diversi».

Ringraziamo sempre il politically correct perché con queste iniziative continua a dimostrare di promuovere ciò che intende combattere alla faccia di One flesh, one bone, One true religion, One race one hope, One real decision…

Author: admin

Michele Morandi nasce a Napoli nel 1964. Dal 1990 vive a Torino dove svolge la professione di Medico Igienista. Il suo indissolubile legame con Napoli, così come la cultura degli anni ’70, hanno fortemente influenzato la sua azione creativa. La trasposizione di immagini e vissuti del passato sono sempre diretti a un’interpretazione della realtà corrente. Nel 2013 pubblica per la Hever editrice L’uomo che non esiste. Il volume è stato presentato a Napoli presso la Saletta Rossa della Libreria Guida e a Torino al Salone Internazionale del Libro di quell’anno. Nel 2015 pubblica sempre per la Hever editrice Il teorema della memoria, presentato a Torino in anteprima presso il Salone Internazionale del Libro e a Napoli presso il Palazzo delle Arti. Nel 2019 pubblica per L’Erudita del Gruppo Giulio Perrone Editore Segui la marea. E’ autore del blog Il buco nelle nuvole, una pagina che oltrepassa la cortina nebbiosa del politically correct e del pensiero unico oggi imperante nel giornalismo e nella politica.

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