La solitudine

Sono disgustato, siete Putiniani!”. “Come si permette! Lei è nervoso e fascista!”

Fabrizio Roncone (inviato speciale del Corriere della Sera) vs Luigi de Magistris (ex magistrato, ex sindaco, insomma ex…). Poco importa del contenuto della diatriba tv, ma ciò che colpisce è la solitudine che trasuda la frase di de Magistris, solitudine non certo riferita a sé stesso. Egli, dopo aver sbarcato il lunario della celebrità a colpi di bandana, oggi, nel limbo ideologico, è in una botte di ferro. Quando parlo di solitudine mi riferisco al senso di isolamento di chi non ha voluto o non è stato capace di evolvere alcun pensiero negli anni e, vivendo di idee e convinzioni demolite dal tempo (…e da se’ stesse), non si rassegna all’estinzione. Il nervosismo lo mostra proprio chi, chiuso e compresso nel proprio mondo “alternativo”, appella invariabilmente chiunque osi esprimere una critica come “Fascista!”. Quel nervosismo cronico è legato alla consapevolezza di sostenere posizioni tagliate fuori dalla realtà, i cui unici attributi sono, oltre all’assenza di realismo, la demagogia, per cui di fronte al proprio inevitabile mutismo alle opinioni contrarie si preferisce cavarsela con l’epiteto “Fascista!”. Questo è il settarismo della sinistra italiana e lo snobismo altezzoso dei suoi intellettuali.

Il Congresso del soggetto politico “Articolo 1” ne è l’esempio paradigmatico. Un festival di concetti eterei e cerchiobottisti tipo il ministro/segretario Speranza che, prima ammicca all’Anpi, ai pentastellati e a tutto il mondo della sinistra anti-americana e poi alla linea della sua maggioranza, ricordando che «tutti i Paesi europei si sono giustamente schierati al fianco dell’Ucraina. Non ci si poteva voltare dall’altra parte. Si tratta di un’ aggressione ingiustificabile. Non possono esserci zone grigie o giudizi a metà». Strano modo di stigmatizzare “zone grigie o giudizi a metà”…

Non da meno è la “solitudine chic”, in questo caso fortemente ricercata dallo scrittore Erri de Luca. Su un social dichiara: “25 aprile festa in ricordo di una minoranza di italiani che riscattarono tutti gli altri.” come per dire: grazie ai pochi eletti che si opposero al Fascismo, tutti voi, gentaglia ignorante e irriconoscente, dovete inchinarvi al riscatto che non meritate perché non comunisti e quindi pentitevi! Il problema è che, chi lancia quegli slogan in realtà sta abbaiando alla luna mettendosi nelle condizioni proprio di chi farebbe bene e riscattarsi ideologicamente, uscendo dall’isolamento intellettualoide nei confronti della storia che ha visto, oltre al doloroso e spesso eroico sforzo partigiano, diversi milioni di morti degli eserciti alleati di 20 diversi paesi che hanno promosso la nostra Liberazione, che di certo non erano una “minoranza”, ma che oggi qualcuno ancora osteggia. L’importante però è ricordare solo ciò che fa comodo e compagnia nel proprio isolamento solipsistico.

Chissà se è più ricercata la solitudine di questi inguaribili nostalgici o quella dei numeri primi…?

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